LE CONSIDERAZIONI E RICHIESTE DEL CGD

Studenti, famiglie, associazioni dei genitori, docenti, personale non docente, dirigenti scolastici, sindacati dovrebbero presentarsi uniti di fronte a qualsiasi Governo che venga posto alla guida del nostro Paese, per chiedere:

  • aeratori e sanificatori nelle aule MA ANCHE mascherine non obbligatorie (dunque un utilizzo discrezionale e non obbligato);
  • scuole sicure e sostenibili MA ANCHE meno alunni in ogni classe;
  • tecnologia e strumenti didattici innovativi MA ANCHE potenziamento dell’organico docente e di tutto il personale scolastico;
  • ampliamento e rivisitazione degli spazi MA ANCHE rimodulazione del tempo scuola e del calendario scolastico;

Siamo convinti, infatti, che tutti questi aspetti, devono essere necessariamente ponderati insieme e bilanciati per poter arrivare a prendere decisioni equilibrate e ragionevoli e, in vista di settembre, che sia di primaria importanza applicare con molta attenzione eventuali misure restrittive in ambito scolastico, imponendole solo quando assolutamente necessario per il minimo indispensabile e rimuovendole appena possibile, secondo criteri di applicazione omogenea tra tutti i settori della società, che non siano in alcun modo discriminanti e/o dannosi solo per alcuni soggetti.

Nella stessa direzione d’altra parte si sta muovendo anche l’UE: https://www.orizzontescuola.it/mascherine-solo-se-necessario-ventilazione-efficace-negli-ambienti-educativi-per-impedire-chiusura-preparare-a-campagna-vaccinale-autunnale-lunione-europea-scrive-agli-stati-membri/; https://www.ilpost.it/2022/07/19/regole-riapertura-scuola-covid/

Crediamo sia doveroso adottare per la scuola un approccio ragionevole ed elastico, capace di adattarsi alla situazione in evoluzione e per questo efficace, senza essere penalizzante e dannoso.

Soprattutto un punto ci preme: bambini e bambine, gli adolescenti che hanno già sofferto tanto in questi due anni di pandemia, dovrebbero essere i primi a beneficiare dell’allentamento delle restrizioni e gli ultimi ad essere costretti a subirle, sia perché attraversano la delicata fase dell’età evolutiva, sia perché fortunatamente sono meno a rischio di malattia grave da Covid.

Per questo i termini del dibattito in corso in questo periodo ci sembrano parziali e inesatti.

Ben vengano l’aerazione meccanica e i sanificatori nelle aule scolastiche: sono presidi utili anche a prescindere dal contrasto alla pandemia, come dimostrano i dati raccolti dalla Regione Marche che per prima ha investito risorse in questa direzione (https://www.orizzontescuola.it/covid-la-ventilazione-meccanica-nelle-aule-abbatte-il-rischio-di-contagio-fino-all80-ricerca-regione-marche/ ); per questo molto volentieri ci schieriamo con chi chiede fondi al Governo per permettere a tutte le scuole di esserne dotate (sul tema è intervenuto anche il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso: “l’aerazione e la ventilazione meccanica non possono restare ancora fuori dalle linee guida ministeriali e dovranno imprescindibilmente essere previste nei progetti di scuole che saranno costruite o ristrutturate con i fondi del Pnrr. Cambiamo passo per il bene della scuola italiana”). https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/07/11/scuola-il-piano-per-la-riapertura-non-esiste-il-governo-e-fermo-su-spazi-aerazione-e-protocollo-e-il-personale-covid-sembra-destinato-a-sparire/6650666/
Siamo anche convinti però che, indipendentemente dall’aerazione e dalla sanificazione dell’aria, sia assolutamente necessario fare tutto il possibile per non reintrodurre l’obbligo di mascherina nelle scuole: liberare i sorrisi dalle mascherine significherebbe non soltanto restituire a bambini e ragazzi la dimensione piena delle relazioni con i compagni e con i docenti, ma anche tenere conto che l’uso prolungato della mascherina non è affatto privo di effetti collaterali dannosi per la salute sia piscologica sia fisica (https://www.nature.com/articles/s41598-022-15409-x). Gli interventi per migliorare le condizioni di salubrità dei luoghi dove gli studenti vivono e crescono sono fondamentali ed irrinunciabili, ma non devono essere imposti come vincolanti o propedeutici rispetto alla regolare frequenza in presenza.
Sottolineiamo con forza da tempo che le uniche disposizioni ed interventi sulla scuola che realizzano benefici ad ampio raggio, sulla crescita, la formazione, la salute di tutti gli studenti di ogni ordine e grado, sono quelle che rispondono alle gravi lacune strutturali e formali di cui il settore scuola soffre da decenni, che possono incidere significativamente sulla povertà educativa, sull’offerta formativa, sulla mancanza di strutture adeguate e sicure: la primaria misura di sicurezza è costituita dalla riduzione del numero degli studenti per classe (come riconosce lo stesso Ministero istruzione che prevede tale misura tra quelle legate al PNRR: https://pnrr.istruzione.it/ ).

Ragionevolmente, la questione delle misure di sicurezza nella scuola deve essere affrontata in modo diverso, non più in chiave prettamente emergenziale (come successo finora, anche ricorrendo a chiusure indiscriminate delle scuole, soluzione da considerare solo come extrema ratio e sicuramente non in via esclusiva per la scuola) ma finalmente agendo in modo organico con riforme e investimenti che per gli anni futuri evitino restrizioni dannose, grazie ad assunzioni di personale che rispondano effettivamente alle concrete necessità in termini di servizi ed esigenze, alla creazione e all’organizzazione di spazi adeguati ad accogliere classi meno numerose, a vantaggio della salute e della formazione degli studenti.

Di fronte all’imperdibile occasione offerta dai fondi previsti dal PNRR, messe da parte logiche corporative e rivendicazioni di settore, il mondo della scuola dovrebbe necessariamente ritrovarsi e muoversi compatto per monitorarne l’attuazione, chiedendo al Governo ed a tutte le istituzioni competenti ai vari livelli, dati e informazioni da incrociare e mettere a sistema, così da restituire un quadro quanto più preciso e dettagliato.

Sarebbe opportuno partire con un’analisi dettagliata che consideri:

– quante e quali scuole saranno oggetto di interventi strutturali pensati per qualificarne gli spazi (…messa in sicurezza, mense, palestre);

– quante e quali scuole stanno usufruendo dei fondi per la riqualificazione energetica;

– quanti e quali enti locali, quante e quali scuole hanno fatto domanda per impianti di aerazione meccanica e sanificatori d’aria; con quale criterio viene scelto l’uno o l’altro presidio, tenuto conto che hanno caratteristiche tecniche e funzionali molto diverse e che quindi ciascun intervento andrebbe prima studiato attentamente per rispondere così adeguatamente alle diverse necessità di ogni singolo edificio scolastico (aule grandi/aule piccole, scuole in città -con aria inquinata-/scuole in contesti non centrali, con ampie zone di verde intorno etc/scuole nei borghi con aria pulita; presenza o meno di polveri o allergeni, etc…).

E’ importante inoltre riuscire ad ottenere che il Governo stanzi fin da le risorse necessarie per una generale riforma dei criteri normativi che al momento fissano i limiti minimi e massimi del numero degli alunni per classe, in modo da eliminare le classi pollaio nelle città e al tempo stesso scongiurare la chiusura o l’accorpamento di scuole nei piccoli comuni delle aree interne.


Questo approccio ai problemi del dimensionamento scolastico offrirebbe una risposta razionale ed efficace ai problemi della scuola soprattutto ora, in presenza del calo demografico cui tutti stiamo assistendo, in quanto l’ostacolo delle risorse finanziarie ne uscirebbe ridimensionato a favore di un utilizzo più efficiente delle risorse stesse: diminuendo il numero degli alunni per classe, infatti, il numero dei docenti rimarrebbe nel tempo sostanzialmente invariato, mentre si scongiurerebbe il rischio di avere scuole con aule vuote accanto ad aule inspiegabilmente affollate, con spreco di spazi e risorse (comprese quelle dedicate ora all’aerazione).
Ridurre il numero degli alunni in classe è inoltre il presupposto indispensabile per garantire la qualità della didattica, con maggiore coinvolgimento e migliore apprendimento da parte degli studenti e una più completa integrazione dei bambini e ragazzi con disabilità, problemi che stanno diventando sempre più importanti di fronte ai risultati delle valutazioni sugli apprendimenti conseguenti alla chiusura delle scuole durante la pandemia e all’aumento significativo dei disturbi dell’apprendimento e dei bisogni educativi speciali (https://www.openpolis.it/lassistenza-agli-alunni-con-disabilita-nella-scuola-italiana/).

Quanto a quest’ultimo punto è urgente prendere consapevolezza che, nonostante gli sforzi compiuti dalla scuola e dalle famiglie, nell’emergenza i canali di partecipazione scolastica rivolti ai minori con Bes sono stati compressi: alcuni dati lo indicano con chiarezza e gli stessi insegnanti hanno evidenziato nell’indagine Invalsi che il profilo degli esclusi dalle lezioni in emergenza sia coinciso molto spesso con i bisogni educativi speciali, che hanno trovato nella DAD prima e nelle restrizioni di tempi e progetti scolastici poi, un ostacolo ulteriore che ha determinato in molti casi regressione nelle competenze acquisite (https://www.openpolis.it/esercizi/disabilita-a-scuola-tra-difficolta-in-fase-covid-e-questioni-di-lungo-periodo/).

Il legame tra spazi e tempo della scuola è evidente se si pensa alla necessità di estendere il tempo pieno, subordinato oltre che all’organico, anche ai servizi (in particolare i servizi di refezione) presenti nella scuola, aspetti che devono essere noti al momento dell’iscrizione.

Non a caso nel PNRR, nell’ambito del quale all’ampliamento del tempo pieno sono destinati 960 milioni di euro, 400 milioni di euro sono finalizzati alla costruzione di mense: solo il 39 per cento delle scuole primarie, infatti, ne è dotato ed esiste una profonda disuguaglianza territoriale nella loro diffusione e nel loro utilizzo (https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-il-pnrr-l-estensione-del-tempo-pieno-e-le-mense-scolastiche-nelle-scuole-primarie) .

L’estensione del tempo pieno genera un aumento di offerta educativa che ha conseguenze positive di breve, medio e lungo periodo: contrasta la dispersione scolastica, migliora l’apprendimento dei bambini in situazione di svantaggio, porta a risultati scolastici successivi migliori e alcuni studi hanno riportato correlazioni positive tra la frequenza del tempo pieno e la probabilità di avere un lavoro qualificato nell’età adulta.

Un’estensione delle ore scolastiche incide in maniera positiva anche in via indiretta: contribuisce ad aumentare l’offerta di lavoro dei genitori e, di riflesso, il reddito familiare e a determinare una minore probabilità di incappare in comportamenti rischiosi per sé e per gli altri.

Per questo siamo convinti che entrambi gli aspetti relativi a spazi e tempi della scuola debbano trovare il modo di essere considerati e bilanciati in un confronto costruttivo che veda unite (e non contrapposte come spesso purtroppo accade) famiglie e professioni della scuola nel chiedere impegni concreti ai vari livelli di governo e alle diverse istituzioni.

ll tempo pieno, d’altra parte, può offrire nuove opportunità non solo di apprendimento ma anche di socialità (https://www.openpolis.it/lestensione-del-tempo-pieno-nelle-scuole-primarie/): nelle ore aggiuntive è infatti possibile conciliare la didattica curricolare con attività ed esperienze organizzate in collaborazione con la comunità educante, a partire dalle associazioni e dalle strutture culturali presenti sul territorio, come biblioteche e musei, ma anche con la valorizzazione degli spazi esterni alla scuola, per l’educazione ambientale, alimentare e motoria (https://www.openpolis.it/cosa-prevede-il-pnrr-per-potenziare-lo-sport-a-scuola/ ).  La presenza di impianti sportivi annessi ai plessi scolastici è cruciale per valorizzare l’educazione fisica nel percorso educativo, specialmente per un paese in cui, secondo le stime dell’istituto nazionale di statistica (https://www.istat.it/it/files//2017/10/Pratica-sportiva2015.pdf ), la pratica sportiva tra i minori è spesso minacciata anche dalle difficoltà economiche della famiglia e dalla mancanza di impianti sul territorio.

In questo senso il PNRR segnala che “non si tratta solo di allungare il tempo scuola, ma di ripensare l’intera offerta formativa di una scuola aperta al territorio”.

Favorire nei territori la nascita di comunità educanti, attraverso patti territoriali, e metterle in relazione sono obiettivi che ci poniamo da tempo: come abbiamo sottolineato in occasione del Forum SAD dell’aprile 2021 (https://forumsad.org/2021/04/ ),  per contrastare la povertà educativa non basta rafforzare la scuola, non bastano neanche il volontariato o il terzo settore, e neanche istituzioni con più fondi, servono nuovi patti tra tanti attori diversi da intendersi come punto di arrivo di un confronto e di un dialogo continuo tra le diverse realtà all’opera per la ricomposizione dei legami sociali, in un territorio che ha imparato a gestire molti dei suoi problemi grazie alla collaborazione e alle reti.

In questo modo diventa possibile intervenire più efficacemente per l’ampliamento e il potenziamento di tutti i servizi legati all’attività scolastica, dal trasporto alle mense, dal tempo pieno alle attività extrascolastiche, e incidere sui divari territoriali, sociali ed economici che penalizzano il mondo della scuola.

Confermiamo quindi che riteniamo assolutamente necessario provvedere da subito a coordinare ogni sforzo per scongiurare il rischio di una riapertura della scuola e di un ulteriore anno scolastico (il terzo) all’insegna di nuove restrizioni, invece che di rinnovata normalità, considerando tutti i diversi aspetti da bilanciare, comprese le questioni relative alla sicurezza e all’evoluzione della situazione pandemica.

Da sempre, d’altra parte, cerchiamo di tenere alta l’attenzione sul diverso trattamento riservato in questi anni di emergenza a bambini/bambine e ragazzi/ragazze rispetto agli adulti e sul fatto che la scuola, diversamente da tutti gli altri luoghi di lavoro (fatta eccezione per la sanità), è stato il settore a subire per primo e in misura maggiore  restrizioni e norme punitive, l’ultimo a beneficiare di regole favorevoli.
Ricordiamo ad esempio che ad aprile in occasione dell’approvazione del DL 24/2022, abbiamo ribadito la disparità di trattamento riservata alla scuola circa l’applicazione di restrizioni ed obblighi, a fronte di un allentamento generale per tutto il resto della società.

Questo approccio, innegabilmente allarmista, che avevamo ritenuto insostenibile già mesi fa, torna oggi a riempire le pagine dei quotidiani e a farsi sentire nei dibattiti non solo degli osservatori esterni, ma anche all’interno della scuola stessa, dove si trovano schierati su posizioni spesso opposte scienziati, famiglie, dirigenti scolastici, docenti e sindacati della scuola (https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/01/17/uso-nelle-mascherine-nelle-scuole-alcuni-studi-ne-hanno-messo-in-dubbio-lefficacia/6454616/?fbclid=IwAR0NgZd-frvwafHmFHKdQozkHEV3Uzc2A_loEZ072pl9ucdetO9lE9gWkC8; https://www.orizzontescuola.it/covid-scuola-appello-del-pedagogista-novara-via-mascherine-in-aula-basta-bolle-dansia/; https://www.scienzainrete.it/articolo/scuola-lettera-aperta-gestione-consapevole/sara-gandini-donato-greco-guido-silvestri-paolo

Eppure è ormai ampiamente dimostrato che tutte le misure di contenimento applicate in ambito scolastico (mascherine; distanziamento fisico; quarantene; infinite altre misure meno evidenti ma non meno limitanti per gli studenti di ogni età) non sono affatto “a costo zero”: lo testimoniano non solo gli appelli di medici, psicologi e psichiatri, ma i risultati di recenti e sempre più numerosi studi sul disagio giovanile post pandemia che evidenziano quanto le restrizioni che i giovani hanno subìto abbiano comportato e continuino a comportare rilevanti conseguenze negative di tipo sia psicologico sia fisico.
Sottolineare questi aspetti non significa negare la complessità della situazione: il virus è ancora fonte di preoccupazione in particolar modo per i soggetti anziani e per persone in situazione di fragilità ed è necessario tenere conto dei pericoli di un sovraffollamento incontrollato degli ospedali. D’altro canto però è altrettanto vero che oggi la circolazione del virus ha assunto i caratteri di una endemia: “ci aspettiamo che il virus continui a circolare e adattarsi, ma nel tempo vedremo picchi epidemici di malattia meno numerosi e meno gravi che grazie a vaccini e farmaci potremo controllare e non metteremo più in ginocchio il sistema sanitario. Insomma, passeremo gradualmente dall’emergenza alla gestione ordinaria di questa infezione” (vedi: https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/medicina-e-ricerca/2022-06-15/icar-covid-lunga-marcia-pandemia-endemia-e-ruolo-e-prospettive-impiego-antivirali-142918.php?uuid=AEala5fB&refresh_ce=1 ).

A ciò si aggiungano le evidenze ormai note a tutti sulla sostanziale irrilevanza dell’apertura e della chiusura delle scuole rispetto all’andamento dei contagi: ad esempio lo studio coordinato da Luca Scorrano, professore del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova e dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare e da Sara Gandini, epidemiologa dello IEO di Milano (…) fece chiarezza sul “ruolo” dei soggetti in età scolare nella diffusione di Sars-CoV-2 (di seguito lo studio nella versione pubblicata sulla rivista scientifica ‘The Lancet’: https://www.thelancet.com/journals/lanepe/article/PIIS2666-7762(21)00069-7/fulltext ).

La correlazione tra curva pandemica e attività didattiche in presenza è stata dunque smentita in più occasioni, sulla base di rilevazioni ed analisi scientifiche e si dimostra ulteriormente confermata anche dai dati degli ultimi giorni, con un forte innalzamento delle positività (fortunatamente non accompagnato da un altrettanto forte aumento della mortalità), che si è registrato in Italia, nel periodo di chiusura estiva e di sospensione delle attività in presenza.

Riguardo alle conseguenze delle decisioni per contrastare l’ondata pandemica sulle giovani generazioni, si esprime così il pedagogista Daniele Novara: “il governo ha dovuto stanziare 20 milioni per il bonus psicologico, perché soprattutto i giovani non si stanno riprendendo dal trauma delle restrizioni e dell’isolamento sociale. Moltissimi quest’anno non sono andati a scuola, alle superiori ma anche alle medie e le bocciature sono tornate a livelli altissimi.

Stiamo pagando un prezzo altissimo, per combattere un virus tra i tanti e nemmeno pericoloso” https://www.redattoresociale.it/article/notiziario/scuola_tempo_di_esami_l_appello_perche_siano_a_volto_scoperto_

Come a luglio dell’anno scorso (http://www.genitoridemocratici.it/2021/07/20/il-cgd-con-educazioni-scuola-la-pazienza-e-finita/ ) torniamo a dirlo: restano 50 giorni che ci separano dal nuovo anno scolastico, ci sono 8 settimane. E’ indispensabile mettere in atto tutti i processi necessari per garantire a partire da settembre e per tutto l’anno scolastico una scuola in presenza, di qualità e sicura, che consenta a tutte le studentesse e gli studenti le opportunità di apprendimento e crescita che spettano loro di diritto.

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