La didattica a distanza sia inclusiva anche nell’emergenza (CGD Canosa)

La società e la scuola sono sempre intrecciate in un rapporto complesso. Su entrambi i piani, riteniamo che in questo momento tragico occorra riflettere ponendosi come obiettivo primario quello di limitare l’esclusione, il cui rischio si presenta tangibilmente in tutte le gravi crisi.

“Restare a casa” è l’espressione chiave e non c’è dubbio che in questo momento sia indispensabile attenersi strettamente alle misure restrittive imposte dal governo. Anche questa esortazione di buon senso, però, nasconde, a ben vedere, il rischio di essere selettiva. A cominciare dal dato più ovvio e più crudo, cioè che a casa ci può restare solo chi una casa ce l’ha. Per una parte della popolazione, in mancanza di forme suppletive di tutela, l’invito divenuto slogan finisce col costituire un esercizio di cinismo. Senzatetto, clochard, alcune minoranze etniche non hanno la fortuna di potersi trincerare dentro casa. Un ragionamento analogo deve essere ripetuto per alcune categorie di lavoratori.  La crisi Coronavirus ha così agito, come tutte le crisi, nella direzione di evidenziare, e per certi versi rafforzare, le linee di esclusione preesistenti.   Passando dalla società al mondo della scuola, come Coordinamento dei Genitori Democratici riteniamo essenziale la medesima attenzione all’inclusione. La scuola pubblica non si rivolge alla maggior parte, e nemmeno alla totalità meno qualcuno o meno uno, ma a tutti e l’eccezionalità del momento non dovrebbe mai significare l’eccezionalità del diritto, che in questo caso assume principalmente la forma della garanzia di accesso e partecipazione per tutti. Nessuno deve essere escluso. Perché sentiamo la necessità di sottolineare questo?

Parliamo di didattica a distanza. In questo momento drammatico, con le scuole chiuse, i docenti sono alle prese con la didattica a distanza che, se da una parte offre la possibilità di continuare a sostenere gli studenti non solo didatticamente ma anche affettivamente ed emotivamente, dall’altra può prestare il fianco ad abusi e a scelte impositive da parte delle istituzioni scolastiche che,  celandosi dietro l’autonomia scolastica ed in nome del diritto allo studio, sancito dalla Costituzione, di fatto, appunto attraverso quelle scelte, non garantiscono il diritto all’istruzione proprio a quegli alunni appartenenti alle fasce meno agiate perché rivolte solo a quelle più fortunate e già privilegiate, rinnovando anche sul fronte della scuola le temute dinamiche di esclusione.

A cimentarsi nell’esperienza della didattica a distanza non sono soltanto i docenti, ma anche le famiglie e i genitori che in altri momenti ritenuti dannosi e addirittura invadenti, in questo particolare momento , chiamati, a collaborare (come è giusto che sia) e ad assistere i propri figli nell’uso di dispositivi mobili e piattaforme negli  orari più disparati per evitare sovrapposizioni,  anche loro “costretti” ad apprendere ed in fretta, una nuova modalità di fare scuola proprio come se si stesse vivendo la normalità e intorno a noi non stesse accadendo nulla!. Non c’è dubbio che in un momento emergenziale i canali della didattica a distanza siano di fondamentale importanza in primo luogo per continuare a sostenere i nostri studenti altrimenti disorientati e, in definitiva, per non interrompere il dialogo formativo. Ma cosa accade se qualcuno resta fuori? Come possiamo essere sicuri che tutti i discenti abbiano a casa un computer e una connessione ad internet? E, ancora, siamo certi che in questo momento drammatico il semplice possesso di un computer con connessione significhi automaticamente la possibilità per il discente di avervi accesso agli orari prescritti, ove è perfettamente possibile che anche un genitore sia, per esempio, impegnato in forme di telelavoro? La scuola democratica, quella della Costituzione  ed i docenti non possono non considerare queste variabili di non poco conto.

La problematica generale del digital divide ha certamente un impatto variabile secondo ordine di studi e tipologia di istituto, ma può pesare molto soprattutto nel caso della scuola dell’infanzia,  primaria e della media, cioè i gradi di istruzione caratterizzati dal più ampio spettro di variazione nella composizione socio-economica delle famiglie. La maggiore attenzione va estesa fino al termine della scuola dell’obbligo. Non ci si può permettere di lasciare fuori nessuno normalmente, ancor più  in questa fase complicata, difficile e sconcertante.

Per le stesse ragioni che abbiamo voluto esporre, raccogliendo le segnalazioni di non pochi genitori effettivamente tagliati fuori dalle modalità di didattica a distanza poste in essere da alcune scuole della nostra città, o che vi partecipano difficoltà non essendo in possesso della strumentazione adeguata, riteniamo parimenti non opportuno, se non lesivo degli artt. 33-34 della Costituzione, richiamati più volte e da più parti anche dalla Ministra dell’istruzione, imporre protocolli rigidi per la didattica a distanza. La maggior inclusività possibile può essere ottenuta solo contemperando l’uso di strumenti sicuramente comodi, che permettono di arrivare alla maggior parte dei discenti, con l’attenzione individuale alle esigenze di ciascuno e alle specifiche situazioni familiari, che occorre pertanto conoscere e valutare da caso a caso con apposite azioni di confronto e monitoraggio i cui esiti in termini numerici possano essere resi pubblici, tese all’accertamento della diversità delle situazioni di partenza.  Da questo punto di vista, più che protocolli rigidi ed univoci, ci sembra appropriato, ed anzi del tutto essenziale, adottare la massima elasticità. Del resto non manca l’ancoraggio sicuro al quale fare appello, cioè la libertà dell’insegnamento, che deve restare la bussola anche in un momento come questo, e anzi più che mai. Libertà dell’insegnamento che non consiste di sicuro nella libertà di insegnare o meno, come sostenuto in certe circolanti forme provocatorie, fortunatamente minoritarie, e tuttavia fortemente autolesioniste per la categoria; bensì è la libertà di scegliere i mezzi e le modalità di volta in volta più idonei per le finalità dell’insegnamento e per salvaguardare proprio il compito costitutivo, e costituzionale, della scuola pubblica; a cominciare, insistiamo, dall’obbligo di non lasciare fuori nessuno. Per arrivare a tutti occorre quindi variare gli strumenti. Perché nessuno debba restare escluso. E si dovrà, comunque, tenere conto di quelli che in nessun caso, pur avendo espletato la scuola e il docente in tale direzione tutti gli sforzi possibili, si sarà riusciti a raggiungere per ragioni non imputabili a loro mancanza.

Concludiamo, dunque, rivolgendo una viva esortazione alle scuole del territorio a correggere la rotta in corsa ove necessario, agendo sempre nell’ottica del dialogo educativo e democratico, più volte richiesto ed auspicato dalla nostra associazione, dialogo teso al rafforzamento del rapporto scuola –famiglia, non solo in funzione meramente opportunistica e contingente ma di vera partecipazione democratica alle scelte che ogni istituzione scolastica, nella propria autonomia,  vorrà metter in atto; scelte che, lo ribadiamo, siano inclusive, anche in considerazione del fatto che questa situazione rischia di protrarsi per un tempo non breve .Don Milani diceva: “Una scuola che non si occupa degli ultimi è come un ospedale che cura i sani “

C.G.D. – Coordinamento dei Genitori Democratici, Canosa

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