PRIME RISULTANZE Questionario sul Covid-19 per i genitori

                                    

Premessa

L’emergenza sanitaria in corso ha fatto emergere con urgenza la necessità di indagare l’impatto emotivo, educativo e famigliare che la diffusione del COVID-19 ha avuto sui genitori, chiamati – oggi più che mai – a svolgere un ruolo cruciale di supporto ai loro figli.

Per questo motivo il CGD – Coordinamento genitori democratici –ha invitati i genitori a rispondere in forma anonima alle domande di un questionario diffuso a somministrato online attraverso la pagina Facebook della piattaforma “Le Parole a Scuola”(www.leparoleascuola.it).  La finestra temporale di somministrazione che si è aperta il 10/03/2020 e si è conclusa il 24/03/2020, ha permesso di raccogliere 1.009 risposte.

In particolare, l’interesse è stato rivolto sia a come le famiglie stanno adattando le loro abitudini di vita e di cura dei figli di fronte all’emergenza in corso, sia alle forme di relazione e di dialogo con la scuola e i docenti per quanto concerne gli strumenti di comunicazione utilizzati e la gestione delle iniziative di didattica a distanza realizzate.

Una sintesi dei risultati principali

Il questionario ha avuto un buon risultato in termini di risposte raccolte ed ha rispecchiato una ampia estensione territoriale a livello nazionale raccogliendo, probabilmente, genitori con figli frequentanti diversi cicli scolastici.

Emerge con forza la presenza e il ruolo attivo della rappresentante di classe che sta svolgendo, il più delle volte con impegno, il compito di raccordo tra insegnante e genitori. Di contro, meno evidente appare dalle risposte un rapporto diretto dell’insegnante con i genitori e gli studenti.

I risultanti raccolti in merito alle forme di didattica a distanza attivate presso le scuole, mostra uno scenario piuttosto povero di esperienze realmente significative per gli studenti: più della metà accede semplicemente al registro elettronico per eseguire i compiti e solo il 31,4% assiste a delle video lezioni, sfruttando quindi parzialmente le opportunità offerte dalla creazione di classi virtuali.

Inoltre, dalla maggioranza delle risposte (circa il 60%) risulta che i genitori dichiarano di non essere stati coinvolti dalla scuola nella gestione della didattica a distanza. Nelle risposte libere fornite dal restante 40% emerge un’ampia varietà di comportamenti e motivazioni che non lasciano intravedere una strategia omogenea e consapevole di riferimento. Tutto ciò mette in campo la questione di quale sia il corredo di competenze alle quali i genitori devono fare ricorso e di come dalle esperienze di impegno comune realizzate in questi giorni si possa delineare una prassi collaborativa consolidata tra genitori e scuola.

L’uso di WhatsApp tra i genitori è praticato moltissimo, con luci ed ombre, rivelandosi anche in questa situazione, l’ambiente privilegiato di interazione e dialogo, sostituendo e accompagnando gli ambienti deputati ufficialmente alla scambio di comunicazioni fra docenti ed alunni e alla formazione (registro elettronico e piattaforme virtuali).

Illustrazione dei primi risultati

Riportiamo di seguito le principali evidenze emerse da una prima sommaria lettura ed interpretazione dei dati.

ETA’

IL TARGET DI CHI HA COMPILATO IL QUESTIONARIO

Si tratta principalmente di donne (90,2%), dato che probabilmente conferma la tendenza tutta italiana che ad occuparsi formalmente dell’educazione/istruzione dei figli siano le madri.  Per ciò che concerne l’età, i rispondenti sono stati suddivisi in fasce di età, così risultanti: Anni 41/50 per il 61,2% Anni 51/65 per il 18,7% Anni 31/40 per il 18,4% Anni 25/30 per l’1,2%

Per ciò che concerne il titolo di studio possiamo riscontrare un’equa distribuzione fra chi è in possesso di un diploma di scuola superiore e chi di una laurea (rispettivamente il 41,7% e il 40,6%).

TITOLO DI STUDIO

Minori le percentuali di chi ha una licenza media inferiore o un diploma di avviamento professionale (10,2%), di chi è un dottore di ricerca (6,2%) e di chi è in possesso di una licenza elementare (0,9%).

REGIONE DI APPARTENENZA

La diffusione è stata ampia su tutto il territorio nazionale, con alcune regioni che risultano maggiormente rappresentate. Fra queste e al primo posto il Lazio (27,7%) seguito dalla Lombardia (18,7%), Puglia (15,7%), Veneto (7,8%) e Piemonte (6,6%).

PROFESSIONE

Riscontriamo una maggiore incidenza di impiegati (29,7%) e di casalinghe/i (15,7%) ma anche una discreta percentuale di liberi professionisti (13,1%) e di insegnanti (11,7%). 

ALCUNE PRIME RIFLESSIONI E COMMENTI ALLE RISPOSTE

Domanda n. 1

Quale forme di comunicazione in merito al COVID-19 sono state avviate da parte della scuola prima che le attività didattiche fossero sospese? (possibili più risposte)

1. Avviso/i sul diario

2. Avviso/i attraverso la rappresentante di classe

3. Avviso/i dato/i a voce dall’insegnante

4. Organizzazione di un incontro informativo

5. Avviso/i pubblicato/i sul sito della scuola

6. Altro

Tra le modalità di comunicazione utilizzate dalla scuola emerge l’utilizzo del sito della scuola (52,2%) e il ruolo rilevante della rappresentante di classe che funge da tramite per l’avviso nel 39,9% dei casi. Meno centrale invece il ruolo dell’insegnante, la cui percentuale risulta piuttosto bassa (9,6%).

Domanda n. 2

Che soluzione ha trovato per la gestione di/dei suo/i figlio/i? (sono possibili più risposte)

1. lo/i ho affidato/i al/alla nonno/a

2. lo/i ho affidato/i ad una baby sitter

3. lo/i ho affidato/i a parenti

4. lo/i ho affidato/i ad amici

5. io/l’altro genitore ho/ha chiesto dei giorni di permesso a lavoro

6. nessuna perché sono casalinga/o

7. Altro

Nella soluzione per la gestione dei propri figli emerge un ruolo di gestione diretta dei genitori sia lavoratori che non occupati (che raggiungono una percentuale complessiva del 46%). Meno preminente il coinvolgimento dei nonni (18,9%), imputabile probabilmente al fattore “salvaguardia” della loro salute o ad una nuova finestra di lettura sulla composizione delle famiglie italiane.

Domanda n. 3

Quanto è stato difficile trovare una soluzione alternativa alla scuola?

1. Molto

2. Abbastanza

3. Poco

4. Per niente

In merito alla difficoltà di trovare una soluzione, ai rileva una sostanziale parità tra chi non ha trovato, totalmente o in parte, difficoltà (53,6%) e chi invece  (46%)  di difficoltà ne ha trovate molte e abbastanza. Il dato complessivo del 54% circa tra la scarsa difficoltà e la nessuna difficoltà pone delle riflessioni interessanti sulla tenuta delle famiglie italiane, ancora una volta fondamento del welfare.

Domanda n. 4

Come ritiene il prolungamento di ordinanza di chiusura delle scuole fino al 3 Aprile?

1. Giusto

2. Esagerato

3. Tardivo

4. Altro

Sul parere relativo al prolungamento della chiusura della scuola, appare una schiacciante maggioranza favorevole (87%).

Ai rispondenti è stata data la possibilità di motivare la propria scelta e da una rapidissima lettura delle motivazioni addotte emergono alcuni dati interessanti:

  • Sostanziale fiducia verso le istituzioni rispetto la decisione assunta di chiusura;
  • Salvaguardia della salute della collettività come fattore prioritario;
  • Critica rispetto ad un presunto ritardo nell’adozione della decisione e auspicio di adottare a decisioni ancora più drastiche.

È evidente che predomina un sentimento di paura ed emerge forte l’esigenza di salvaguardare l’incolumità dei figli. La costante è l’urgenza di evitare i rischi prima di ogni cosa, mentre in generale non emergono praticamente mai preoccupazioni per eventuali danni che potrebbero derivare dalla chiusura della scuola e dall’interruzione della didattica tradizionale.

Domanda n. 5

La scuola di/dei suo/suoi figlio/i ha attivato delle forme di didattica a distanza?

1. Si

2. No

3. Ancora si devono organizzare

L’86,5% ha risposto favorevolmente. Il dato è relativo alla quantità delle iniziative intraprese dalle scuole, ma ovviamente non ne definisce la qualità.

Domanda n. 6

Se si, quali? (sono possibili più risposte)

1. consultazioni di materiali caricati sul registro elettronico

2. video-lezioni preparate dal docente

3. utilizzo di piattaforme in cui è possibile creare delle classi virtuali (es. Google Classroom)

4. invio di compiti attraverso il gruppo Whatsapp di classe

Rispetto alle modalità di espletamento della didattica a distanza, il 60% circa indica la consultazione di materiali caricati sul registro elettronico e a seguire l’invio dei compiti attraverso il gruppo Whatsapp di classe (48,6%). L’utilizzo di piattaforme con classi virtuali registra invece un 41%, mentre minore è il numero dei casi in cui il docente prepara delle video lezioni (31,4%). Bisogna ricordare che la domanda prevedeva risposte multiple ed è quindi probabile che sino state adottate in contemporanea diverse metodologie. È comunque  interessante notare che la modalità maggiormente siano quelle che non si distaccano dalla più ovvia didattica tradizionale.

Domanda n. 7

È stato richiesto un suo coinvolgimento nella gestione della didattica a distanza da parte della scuola?

1. Si

2. No

Sulla domanda relativa al coinvolgimento dei genitori nella gestione della didattica a distanza il 59,2% ha risposto di no. Ciò potrebbe derivare dal fatto che la scuola non ha investito con un mandato preciso i genitori, il cui coinvolgimento quindi, come emerge dalle testimonianze ulteriori, c’è ma è implicito.

Domanda n. 8

Se si, di che tipo di coinvolgimento si tratta?

A tutti coloro che hanno invece risposto di essere stati coinvolti (circa il 40%) è stato chiesto di specificare le modalità attraverso cui ciò si è realizzato. Dalle risposte al questionario risulta che nella situazione inedita nella quale si ritrovano i genitori si trovano ad adottare un’ampia varietà di comportamenti, senza che emerga con chiarezza un modello di aiuto allo studio e delle esperienze di riferimento concordate, sia pure implicitamente, con gli insegnanti dei figli.

I genitori sono chiamati in prevalenza ad attivarsi soprattutto sul piano dell’organizzazione del contesto di studio dei figli e, in particolare, per ciò che riguarda la gestione dei materiali e delle informazioni: vale a dire, assicurare la connessione telematica, controllare il registro di classe, scaricare e stampare i materiali didattici, e così via.

I genitori rappresentanti di classe riportano di svolgere funzioni di carattere prevalentemente organizzativo: portavoce dei genitori, tramite con gli insegnanti, organizzatori del reperimento e della distribuzione dei materiali.

Quando i genitori intervengono sul processo e sui contenuti didattici, la loro attività si caratterizza come supporto dell’insegnante, sia pure a distanza, seguendo lo svolgimento dei compiti e assicurando ai figli un aiuto nella gestione degli impegni di studio.

Con frequenza minore, ma non meno significativa, tale azione di supporto logistico o di monitoraggio evolve verso una vera e propria funzione di docenza, per integrare o surrogare l’intervento degli insegnanti nel nuovo contesto della didattica a distanza.

Si evidenzia infine – e con forza – l’inadeguatezza di questa didattica a distanza  verso i ragazzi che hanno bisogno di una didattica individualizzata con il feedback dell’insegnante e cioè tutta la platea dei BES, DSA. Le risposte più desolate vengono da quei genitori che sono ora soli nel ruolo di caregivers.

Domanda n. 9

Quanto l’emergenza sanitaria in corso ha modificato le sue abitudini di vita?

(da 0=per nulla a 3=molto)

L’emergenza sanitaria sembra aver modificato abbastanza (22,2% ) e molto ( 73,4%) le abitudini dei genitori.

Domanda n. 10

Quanto si sente preoccupato in questo momento? (0 indica per nulla e 3 molto preoccupato)

Come era prevedibile la maggior parte dei rispondenti dichiara di essere molto preoccupato (62%), mentre lo è abbastanza il 30,3%. Solo il 6,9% lo è poco e lo 0,8% per nulla.

Domanda n. 11

Quali sentimenti prova in questo momento? (indichi i due sentimenti prevalenti)

Si attestano, con una percentuale alta, sentimenti di preoccupazione (73,3%), ansia (29,6%) e paura (21,6%), ma al tempo stesso anche responsabilità (56,1%) e fiducia (16,7%). Si valuta favorevolmente questo risultato perché al sorgere di sentimenti negativi, se ne contrappongono altri più razionali e meno emotivi.

Domanda n. 12

È  iscritto ad un gruppo WhatsApp di classe?

1. Si

2. No

3. lo ero ma l’ho abbandonato

4. non conosco/uso Whatsapp

La quasi totalità, come era immaginabile, ha risposto positivamente (94,7%).

Domanda n. 13

In questo periodo di “agitazione” le informazioni scambiate nel gruppo si sono rilevate utili? (solo se ha risposto si alla precedente domanda)

1. Si

2. No

3. Solo alcune volte

4. Altro

Sull’utilità delle informazioni passate attraverso il gruppo WhatsApp, le risposte affermative

(43,6%) e quelle dubitative (44,8%) fanno emergere pareri diversi e discordanti.

Esaminando le risposte alla domanda successiva: Se si, perché (Domanda n. 14), la maggior parte di queste esaltano favorevolmente la condivisione ed il reciproco aiuto mentre altre evidenziano il rischio di comunicazioni ansiogene, inutili, inesatte (fake news). Questa modalità di comunicazione è quella maggiormente usata per i genitori dei bambini e delle bambine della primaria e in buona parte della secondaria di primo grado. È probabile che quei genitori cerchino di stabilire un contatto con altri genitori per sedare preoccupazioni, trovare conforto e darsi reciproco aiuto, sentendosi meno soli nell’arduo compito al quale debbono adempiere in questa particolare situazione.

A conclusione del questionario è stato chiesto di aggiungere liberamente qualche ulteriore considerazione.

Nei commenti emerge con forza i problemi che si trovano ad affrontare i/le ragazzi/e con disabilità e le difficoltà derivanti dal mancato contatto con l’insegnante di sostegno.

I genitori si sentono caricati di responsabilità, impegnati ad affrontare con i figli argomenti di didattica senza avere la competenza adeguata, di conseguenza c’è chi si lamenta per l’abbondante mole di compiti assegnati.

Qualcuno ha proposto che il MIUR allungasse l’anno scolastico per recuperare i tempi della chiusura della scuola, mentre altri si sono soffermati sulle difficoltà oggettive dei genitori, dal punto di vista anche economico (permessi retribuiti, sostegno alle famiglie deprivate).

Altri ancora si sono lamentati della inadeguatezza della scuola ad affrontare modalità nuove richieste per una didattica a distanza.

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