“L’altro è già l’io” Evidenziatore di Maurizio Parodi

inegrazione

“Nel suo itinerario formativo ed esistenziale lo studente si trova a interagire con culture diverse, senza tuttavia avere strumenti adatti per comprenderle e metterle in relazione con la propria. Alla scuola spetta il compito di fornire supporti adeguati affinché ogni persona sviluppi un’identità consapevole e aperta. (…) Una molteplicità di culture e di lingue sono entrate nella scuola. L’intercultura è già oggi il modello che permette a tutti i bambini e ragazzi il riconoscimento reciproco e dell’identità di ciascuno. A centocinquanta anni dall’Unità, l’Italiano è diventata la lingua comune di chi nasce e cresce in Italia al di là della cittadinanza italiana o straniera. La scuola raccoglie con successo una sfida universale, di apertura verso il mondo, di pratica dell’uguaglianza nel riconoscimento delle differenze.”

Si parla troppo spesso di integrazione, anche in riferimento alla scuola, senza avvedersi (nella migliore delle ipotesi) di quanto sia sbagliato e insidioso un simile approccio – non a caso nel passaggio delle “Indicazioni nazionali”, qui riportato, si parla di intercultura.

Chi auspica o pretende l’integrazione presume l’esistenza di una cultura “ospite” e di culture “ospitate”, ovvero di una identità e di varie alterità, postulando un corpus di valori, credenze, abitudini, regole, riti condiviso dal gruppo di appartenenza che si definisce in rapporto (soprattutto di opposizione) al diverso.

Invero le differenze (di valori, credenze, abitudini, regole, riti) tra i componenti di uno stesso gruppo sociale, peraltro necessariamente e continuamente soggetto a processi di ibridazione, tanto più profondi e rapidi in epoca di comunicazione e mobilità planetaria, possono essere radicali, irriducibili, al punto da creare appartenenze e opposizioni indeterminate nello spazio, ma anche nel tempo. Così posso sentirmi più solidale con uno studente cinese, un monaco tibetano, un filosofo vissuto 2000 anni fa, o un partigiano (come Pertini) di quanto lo sia con il mio dirimpettaio leghista o fascista .

Ma quand’anche ci si volesse limitare al ristretto gruppo degli studenti di una classe, gruppo peraltro sempre più variegato per effetto dei fenomeni migratori, dovremmo confrontarci con culture diverse, che, per effetto della stessa globalizzazione, possono avvicinare ragazzi lontanissimi e allontanare ragazzi vicinissimi.

Il fuori è già dentro, il diverso è già nell’uguale, l’altro è già l’io.

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