TESTO DELL’AUDIZIONE DEL CGD ,DEL 19 SETTEMBRE 2023, ALLA VII COMMISSIONE CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

Ringraziamo la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati per l’opportunità offertaci di presentare il nostro parere sulla Proposta di legge C. 678 recante “Abolizione del limite numerico minimo di alunni per la formazione delle classi nelle scuole primarie e secondarie dei comuni montani, delle piccole isole e delle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche”

Il COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI (nato più di 40 anni fa da un’intuizione di Gianni Rodari che parlando di genitorialità sociale, poneva in capo a tutti gli adulti la responsabilità nei confronti delle generazioni che mettiamo al mondo) segue con passione l’evoluzione che caratterizza le relazioni sociali con un occhio speciale alla scuola, intesa non soltanto come luogo di educazione e di istruzione ma anche come spazio insostituibile di sviluppo della personalità e di tutela dei diritti fondamentali riconosciuti dalla nostra Costituzione.

Il nostro parere è dunque quello di un’associazione laica che da 40 anni e più osserva, raccoglie ed interpreta bisogni e sogni di tanti genitori italiani.

Entrando nel tema, apprezziamo il tentativo di affrontare la problematica del dimensionamento scolastico per i comuni montani, per le piccole isole e le aree geografiche abitate da minoranze linguistiche, così come è stato affrontato recentemente in altre realtà, in particolare nelle aree interne colpite dal sisma del 2016.

D’altra parte, è proprio in contesti fragili e provati dagli eventi che la scuola pubblica deve essere difesa e valorizzata come baluardo di diritti, di opportunità, di democrazia, di cittadinanza: è un dato questo che appare indubbio e ci consente di affrontare in questa sede con la Commissione Cultura, Scienza e Scuola un discorso che ci sta molto a cuore, anche in considerazione dei momenti particolarmente delicati che stiamo vivendo come genitori.

E però, di fronte ad un atteggiamento da parte del legislatore e del governo nazionali ormai da anni rivolto al contenimento della spesa (anche) per la scuola, la grande attenzione dimostrata per le situazioni emergenziali ed eccezionali, mentre offre una prospettiva differente di approccio, rischia di lasciare in secondo piano un ragionamento di più lungo respiro che, in ottica preventiva, affronti le problematiche del dimensionamento scolastico alla radice.

La necessità di rendere flessibili i numeri minimi di alunni per classe, evidenziata per i comuni montani e le piccole realtà locali, rende evidente che il calo demografico, grande problema nazionale, va considerata in via generale come una leva che (si sottolinea nella stessa presentazione al progetto di legge) “secondo un metodo che potremmo definire « di trasformazione » degli elementi critici in vere opportunità di sviluppo e rilancio del nostro variegato territorio”, deve spingere a investire per un diverso equilibrio sia nei numeri minimi che nei numeri massimi degli alunni per classe, che contemperi le esigenze di chi risiede sia nei piccoli centri che nelle grandi città.

Ci preme osservare che tale discorso non è disgiunto da quello relativo alla diminuzione delle autonomie scolastiche che la attuale normativa oggi impone: difficoltà di gestione e di comunicazione causate dalle molteplicità di incombenze dei dirigenti reggenti di varie scuole creano, nei fatti, meno disponibilità all’ascolto dei vati attori della scuola e minano la valorizzazione delle diverse realtà.

A fronte di zone dove lo spopolamento mette a rischio la stessa sopravvivenza della scuola, in tutto il territorio nazionale i processi di apprendimento sono gravemente compromessi in contesti di sovraffollamento di strutture e di aule ed assistiamo alla difficoltà di garantire una didattica adeguata alle esigenze degli studenti oltre che ad un generalizzato, preoccupante aumento della dispersione scolastica.

Se, come viene ricordato nella Relazione di accompagnamento al Progetto di legge in discussione, la scuola secondaria di secondo grado finisce per consentire fino a 30 alunni per classe, diventa infatti oggettivamente impossibile produrre una didattica all’altezza delle sfide che il mondo attuale pone alle nuove generazioni, in particolare se è necessario misurarsi con le difficoltà che incontrano gli alunni più fragili e in situazioni di svantaggio personale o sociale.

Ecco che, allora, il numero di alunni presente in ogni aula si rivela elemento decisivo sul quale intervenire per garantire il pieno sviluppo della personalità degli studenti, la qualità della didattica, la piena integrazione dei ragazzi e delle ragazze in situazioni di fragilità e/o con disabilità.

Non si tratta, dunque, di introdurre accorgimenti legati a questa o ad altre emergenze, ma di intervenire in via generale riducendo non soltanto i numeri minimi, ma anche i numeri massimi di alunni per classe, in modo da garantire ad ogni scuola dimensioni adeguate e contrastare ad un tempo lo spopolamento dei piccoli centri ed il sovraffollamento degli istituti scolastici nelle grandi città.

COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI

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