Il CGD in audizione alla Camera su proposte di legge: “Educazione alla cittadinanza e Costituzione” e”Composizione delle classi delle scuole di ogni ordine e grado”

GDROMA ♦ 5 MARZO 2019 ♦ LASCIA UN COMMENTO

AUDIZIONE VII COMMISSIONE

Atti n.682, n. 734 n.916, n.988, n.1166, n. 1182 n.1464, n. 1465 n. 1480, n. 1485 n. 1499 e Petizione n. 111

La scuola è, fin dalle riforme che la istituirono in Italia come scuola pubblica e poi dell’obbligo, il luogo dove si formano i cittadini e dove i piccoli cittadini – e sempre di più anche le loro famiglie –apprendono il vivere consociato in modo responsabile e attento. Sempre nuovi temi si affacciano a stimolare il progetto educativo, come ad esempio l’educazione ambientale e quella digitale, strumenti di nuove forme di cittadinanza che consentono di abitare lo spazio della natura o quello digitale con la consapevolezza adeguata. Ad essi si affiancano il lavoro e la riflessione sulla relazione interpersonale, indispensabili per contrastare le dinamiche individualiste che caratterizzano molti processi evolutivi oggi in atto in seno alle società contemporanee. Fin dalla scuola dell’infanzia è necessario apprendere la dimensione della cittadinanza, con i suoi diritti e i suoi doveri, che affianca lo sviluppo individuale e consente la piena realizzazione di sé. Essa, infatti, dovrebbe, secondo quanto è già disposto negli ordinamenti scolastici articolarsi nella conoscenza della Costituzione, dei principi giuridici fondamentali, tra i quali in modo preminente il principio di eguaglianza con le sue declinazioni più urgenti, quali quella del contrasto della disparità di genere, di etnia e di religione, nonché il principio di legalità; nell’approfondimento del funzionamento delle istituzioni e nei rudimenti dei sistemi di governo, nonché delle regole e delle istituzioni europee; nella conoscenza degli elementi fondamentali del diritto.

L’educazione civica e la conoscenza dei principi che regolano la vita consociata sono state ritenute centrali fin dal 1958, quando Aldo Moro propose l’inserimento della disciplina dell’educazione civica nei curricula scolastici. Con alterne vicende, sotto forma di disciplina o come argomento di studio centrato sui temi della Costituzione e della cittadinanza, l’educazione civica è stata sempre presente nei  programmi di studio dei cicli di insegnamento. Poi cominciò una lunga esperienza di mutamenti semantici che portò lo studio della Costituzione (dal 1979 materia per gli studenti della terza media) a chiamarsi « educazione alla convivenza democratica » (1985, Ministro Falcucci) o «educazione civica e cultura costituzionale» (1996, Ministro Lombardi) o, ancora, « educazione alla convivenza civile » (Ministro Moratti, 2003), fino a diventare nel 2008, con il Ministro Gelmini, «cittadinanza e Costituzione».

Inoltre dopo la promulgazione, nel 2010,  della  Carta del Consiglio d’Europa sull’educazione per la cittadinanza democratica e l’educazione ai diritti umani, tutti gli Stati membri dell’Unione Europea ne hanno adottato i principi  che, basandosi su un concetto di cittadinanza universale, propongono un’educazione globale, comprendente l’educazione allo sviluppo, ai diritti umani, alla sostenibilità, alla pace, alla prevenzione dei conflitti e all’intercultura, perseguita attraverso modalità di apprendimento sia formale, nella scuola, sia non formale nella società.

Il numero di disegni di legge o di petizioni che sono qui rappresentate e la loro provenienza da ogni parte politica sta senz’altro ad  indicare una esigenza diffusa quella cioè di riconoscere alla scuola di essere l’unica agenzia educativa capace di intervenire in quella che viene letta come una diffusa emergenza educativa.

All’introduzione dell’educazione civica come disciplina autonoma con un suo monte ore che varia nelle singole proposte vengono attribuiti però compiti od obiettivi dei più svariati: dall’essere una valida prevenzione contro il cyber bullismo, la diffusione delle droghe (Atto 682) alla sua estensione per legiferare anche sul voto di condotta e proibire con atto legislativo l’uso dello smartphone nella scuola estendendo col patto di corresponsabilità educativa tale progetto anche alle famiglie (Atto 734).

Ambizioni educative che una disciplina scolastica affidata ad un insegnamento/apprendimento trasmissivo non può certo sostenere. Non crediamo, infatti, che per raggiungere l’obiettivo di formare cittadini civili e informati l’ora obbligatoria di educazione civica sia il mezzo più efficace. Tanto più se in essa vengono inseriti i contenuti più vari, dall’educazione stradale alla conoscenza della Costituzione, con il rischio di farla diventare un contenitore insieme residuale e generico, da cui pescare casualmente a seconda dell’interesse del docente responsabile. L’educazione al rispetto, non solo delle regole, ma di sé e degli altri, deve invece essere trasversale ai processi formativi, non affidata a una particolare materia.

Ribadiamo pertanto la necessaria trasversalità della disciplina in oggetto ed attribuiamo la sua pratica nella scuola spesso lacunosa alla mancanza di una valutazione finale e specifica. Una normativa che consenta tale valutazione, con l’attribuzione di un giudizio e mantenendo la trasversalità dei percorsi, potrebbe determinare una sua applicazione sistematica.

Auspichiamo pertanto:

  • Rispetto all’insegnamento di cittadinanza e Costituzione il suo inserimento nel piano triennale dell’offerta formativa per stabilire le competenze attese, gli obiettivi di apprendimento e le relative modalità di valutazione,
  • Che i consigli di classe e di interclasse definiscano le attività da svolgere durante ciascun anno scolastico, avendo cura di coinvolgere tutti i docenti contitolari della classe.
  • che la valutazione intermedia e finale dell’insegnamento di cittadinanza e Costituzione sia espressa con un voto, definito collegialmente dal consiglio di classe ed espresso come voto distinto nella scheda di valutazione di ciascun alunno.
  • Che il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, anche modificando le indicazioni nazionali in vigore, definisca, a livello nazionale, gli obiettivi di apprendimento e di sviluppo delle competenze relative all’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione

Gli adulti – educatori – devono dare/praticare modelli credibili ai giovani; per loro sarà più facile imparare ad essere “civilmente” educati e a rispettare consapevolmente quelle norme di cui comprendono il significato perché lo hanno fatto proprio.

Audizione presso VII commissione cultura della Camera

Proposta di legge di Modifica (n. 877) all’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e disposizioni concernenti la formazione delle classi nelle scuole di ogni ordine e grado.

Il sovraffollamento delle classi è uno degli effetti dei provvedimenti di legge del Governo Berlusconi, ministro Tremonti, del 2008 (decreto legge 112/2008 convertito in legge 133/2008);  il successivo piano triennale degli allora Ministri Tremonti – Gelmini, in esecuzione dei provvedimenti di legge citati,  ha determinato il licenziamento di 86.931 docenti, con conseguente  crescita esponenziale degli alunni per classe, di cui ancora oggi la scuola soffre.

E’ emerso negli anni con chiarezza che quelle misure, adottate con lo scopo di razionalizzare la spesa pubblica sul versante dell’istruzione, hanno invece determinato tagli strutturali  con tutti gli effetti che ne sarebbero derivati, che di seguito elenchiamo:

  • La presenza nella stessa classe di più ragazzi/e con disabilità, che ha reso il contesto formativo spesso incapace di produrre la necessaria integrazione degli stessi
  • L’eliminazione dei moduli nella scuola primaria e di tutte le ore di compresenza che avevano connotato una delle riforme che aveva portato la scuola primaria italiana ad eccellere anche nei raffronti internazionali.
  • La riduzione del tempo scuola (con il solo modello a 27 ore settimanali garantito a tutti e con la possibilità ulteriore di riduzione addirittura a 24 ore settimanali) e l’eliminazione dei rientri pomeridiani;
  • Il ripristino del cosiddetto maestro prevalente, se non unico i tanti casi;
  • L’impossibilità di estendere il tempo pieno a causa dei tetti agli organici (il vincolo a stare dentro la cosiddetta DOP assegnata)
  • L’eliminazione nei fatti del tempo prolungato nella scuola secondaria di primo grado;
  • L’obbligo a costituire cattedre tutte a 18 ore indipendentemente dalle ricadute sulla didattica delle diverse discipline, sugli ordinamenti e su quei pochi elementi minimi di flessibilità possibili nell’organizzazione delle attività didattiche;
  •  L’accorpamento di classi (anche terminali), la loro trasformazione in articolate o la ricollocazione degli studenti in sezioni parallele, con gravi disagi sul percorso di studio e senza alcun riguardo per la continuità didattica.
  • Il superamento degli spazi minimi previsti dalle vigenti norme sulla sicurezza degli edifici scolastici – di 1,80 mq nella scuola d’infanzia, primaria e secondaria di I° grado di 1,96 mq nella scuola secondaria di II° grado – con conseguente messa a rischio della incolumità fisica e sicurezza degli studenti. Questione di primaria importanza.

Il Coordinamento Genitori Democratici, che da sempre si batte perché sia attuato il principio costituzionale che prevede che lo Stato debba rimuovere gli ostacoli al fine di rendere effettivo il diritto all’istruzione, aderisce all’impianto del DDL in oggetto.

Siamo consapevoli però che il provvedimento, da solo, non sia sufficiente per ridare alla scuola pubblica italiana la sua dignità e la possibilità di adempiere al suo mandato.

Esprimiamo la nostra approvazione a:

  • l’innalzamento graduale del rapporto medio alunni/classe di uno 0,4;
  • l’abbassamento del parametro per la costituzione delle classi dagli attuali 26 (e fino a 29 con le eccedenze), 26 (e fino a 27 con i resti), 27 (e fino a 28 con i resti) e 27 (e fino a 30 con i resti) alunni per classe rispettivamente nell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado a 22 per tutti i diversi gradi di scuola (con massimo 20 se in presenza di alunni con disabilità);
  • il mantenimento del minimo a 20 alunni in caso di classe iniziale unica;
  • Il criterio della formazione delle classi attiene infatti non solo all’organizzazione della struttura ma ad una visione più ampia del mandato che affidiamo nel nostro Paese alla scuola.

Dai parametri che essa adotterà dipende infatti anche il “tetto” delle dotazioni organiche nazionali che non può essere determinato da  vincoli di bilancio.

Suggeriamo pertanto l’introduzione di un ulteriore comma che espliciti tale principio inderogabile:

Al fine di garantire il diritto costituzionale all’istruzione e allo studio, il rispetto dei parametri ridefiniti dal nuovo DPR ai sensi dell’art. 1 è prevalente rispetto a vincoli di bilancio.

Affidiamo a questa Commissione la nostra richiesta che si operi perché si rendano effettivi alcuni diritti solo conclamati, ma ancora non esigibili nel nostro Paese. E cioè:

  • innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni.
  • generalizzazione della scuola dell’infanzia;
  • ripristino del tempo pieno e dei moduli nella scuola primaria;
  • ripristino del tempo prolungato nella scuola secondaria di primo grado;
  • generalizzazione dei laboratori nella scuola secondaria
  • investimento per l’istruzione per gli adulti.

ROMA 5/03/2019

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