Documento approvato al Congresso: Contrasto alla supposta teoria del Gender

Non possiamo ignorare, nel campo dei diritti sanciti ed anche negati, tutta la sfera riguardante il rispetto delle differenze di genere, alla luce anche della campagna contro una ipotetica e inesistente teoria del gender. Una campagna orchestrata ad arte e capillarmente pervasiva che ha monopolizzato il dibattito educativo giocando abilmente su ancestrali timori dei genitori e che è riuscita a ritardare di quasi un anno, con sterili polemiche, anche l’emanazione di semplici circolari ministeriali come quella sul contrasto al bullismo e al cyberbullismo.

La lotta senza quartiere all’applicazione di leggi dello Stato italiano (la legge 15 ottobre 2013, n. 119, quella che comunemente conosciamo come legge sul femminicidio e al comma 16 della legge 107 sulla buona scuola, che ne è l’applicazione) ci mostra come non possiamo abbassare la guardia rispetto a conquiste che sembravano consolidate. Dopo varie sollecitazioni, anche da parte della nostra associazione, il Ministero dell’Istruzione ha preso posizione su questa controversa questione, smentendo l’esistenza di questa fantomatica teoria del “GENDER” e affermando che “nell’ambito delle competenze che gli alunni devono acquisire, fondamentale aspetto riveste l’educazione alla lotta ad ogni tipo di discriminazione, e la promozione ad ogni livello del rispetto della persona e delle differenze senza alcuna discriminazione.”
Inoltre “pone all’attenzione delle scuole la necessità di favorire l’aumento delle competenze relative all’educazione all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere”.

Nella circolare viene inoltre espressamente citato l’orientamento sessuale tra le discriminazioni richiamate dalle norme comunitarie che devono trovare applicazione nella scuola italiana.

La discriminazione basata su orientamenti sessuali è proibita in tutta la Comunità europea e dalla nostra Costituzione; ciò nonostante ancora oggi assistiamo in Italia ad assurdi pregiudizi verso chi difende il diritto ad esprimere in libertà il proprio orientamento sessuale.

Nelle società democratiche si raggiunge una qualche misura di uguaglianza tra uomini e donne se uomini e donne sviluppano le proprie capacità e interessi senza essere confinati nella propria reciproca differenza sessuale ed insieme essere più liberi di vivere quella differenza. La cultura, l’incessante opera di costruzione sociale che è la caratteristica del vivere umano, è diventata più riflessiva ed aperta anche su questo fondamentale aspetto dell’umanità, la differenza sessuale, come univoco e immodificabile destino.

Per chi appiattisce le potenzialità e varietà degli esseri umani alla dicotomia della differenza degli organi sessuali e dell’apparato genitale, l’omosessualità appare mostruosa, letteralmente, sia sul piano della natura sia su quello sociale. Ma altrettanto, se non mostruoso, pericoloso appare ogni comportamento di uomini e donne che smentisce l’ovvietà degli stereotipi. Mentre si agita lo spettro della «colonizzazione da parte di una teoria del genere che mira alla creazione di un transumano», si testimonia il persistere di teorie e pratiche che, in nome della natura, vogliono costringere uomini e donne nella corazza di ruoli e destini anche affettivi, rigidi e asimmetrici, riduttivi della ricchezza, varietà e potenzialità degli esseri umani.

Non è questo che vogliamo per noi stesse e per i nostri figli e figlie.

Alle domande che più frequentemente ci vengono rivolte dai genitori rispondiamo così:

Avere il diritto di essere informati non significa poter mettere in discussione la progettazione scolastica. La programmazione di una scuola non si fa in base alle convinzioni personali dei genitori dei bambini che la frequentano, ma attraverso le scelte prese dal collegio docenti e ratificate dal consiglio d’istituto, del quale fanno parte anche i rappresentanti dei genitori. Non è fattibile né legittimo che i progetti educativi vengano rimessi in discussione dopo che il piano dell’offerta formativa di cui fanno parte è stato approvato in quelle sedi. Né esiste un diritto di “facoltatività” rispetto ad alcune discipline: puoi escludere i tuoi figli solo dalle attività facoltative. Gli obiettivi culturali della scuola sono concertati nel collegio docenti all’inizio dell’anno e sono ispirati a principi educativi condivisi. Se un genitore ha idee razziste e desidera che suo figlio cresca con quelle, nessuna scuola gli riconoscerebbe la facoltà di tenerlo a casa ogni volta che in classe si fanno progetti sulla tolleranza e l’uguaglianza, quindi non riconosciamo il diritto a educare figli razzisti, perché dovremmo riconoscere il diritto a educarli omofobi o sessisti?

D’altra parte accampare l’art.2 della Convenzione Europea sulla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo secondo il quale “lo Stato, nell’ambito dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”, vale solo fino a quando le convinzioni religiose e filosofiche dei genitori non contraddicono le leggi dello Stato stesso. A maggior ragione a scuola va insegnato ciò che stabilisce l’art.3 della Costituzione, che vieta ogni discriminazione.

 Governare ed educare significa decidere in quale mondo vogliamo vivere, tenendo conto che nel nostro paese le persone sono discriminate per l’orientamento sessuale e il genere, più di cento donne muoiono ogni anno per mano degli uomini, la parola “omosessuale” è ancora usata come un insulto e molti sono convinti che negare i diritti alle famiglie degli altri sia il modo migliore per tutelare la propria.

Ricordiamo che il rispetto non è contro natura. Nei progetti educativi contro l’omofobia e il sessismo i bambini imparano che nessuno di loro sarà considerato anormale o inferiore per il suo genere o per i suoi orientamenti sessuali e che quello che chiamiamo famiglia è un sodalizio costruito sull’amore, non sulla genitalità. Questo renderà i nostri figli più rispettosi di tutte le diversità e più forti nel pretendere il rispetto della propria qualunque essa sia.

I genitori esprimono il loro parere nei consigli di istituto quindi esercitare altre forme di pressione sociale fuori dagli spazi in cui i programmi vanno effettivamente discussi, organizzare petizioni per far sentire il fiato sul collo agli insegnanti e ai Dirigenti, mettendo in discussione la libertà di insegnamento, aumentare il grado di burocratizzazione per scoraggiarne l’attuazione o addirittura pretendere di vagliare la posizione ideologica degli esperti a supporto non solo non configura alcuna legittima richiesta di coinvolgimento, ma è anzi un vero e proprio atto di intimidazione.

Nella scuola pubblica i nostri figli impareranno che è esistito lo sterminio ebraico anche se i genitori pensano che sia un’invenzione. Qualcuno insegnerà loro le teorie di Darwin anche se la famiglia crede che il mondo sia nato in sette giorni. Impareranno l’inglese anche se noi adulti non ne spiccichiamo una parola, avranno compagni benestanti e che hanno meno di loro, amici e amiche tatuati, con i jeans strappati, con la riga ordinatamente di lato, la cresta o il cravattino, credenti e non credenti, grassi e ossute, simpatiche e antipatici, fumatori o salutiste, figli di emigrati o autoctone da sette generazioni. È a questo che serve la scuola pubblica ed è per questo che è educativa.

 Le trasformazioni sociali e culturali degli ultimi anni avrebbero dovuto cambiare la nostra società avviandola verso una maggiore consapevolezza e libertà su questo tema; non è stato così.

Per questo va contrastata ogni forma di discriminazione omofobica perché crea conflitto sociale , emarginazione ed esclusione.

In molte circostanze e in tutta Italia atteggiamenti di questo tipo hanno causato problemi e danni seminando violenza, odio, dolore e portando talvolta – comunque troppe volte – la vittima a gesti estremi.

Bisogna riaffermare con forza il nostro ordinamento laico, democratico e rispettoso di scelte e orientamenti individuali. Difendiamo la scuola pubblica e sosteniamo tutte le attività che in essa vengono svolte per prevenire e contrastare ogni discriminazioni di genere, bullismo e omofobia.

Se veramente vogliamo il bene dei ragazzi e delle ragazze insegniamo loro a rispettare i diritti di tutti e le libertà di ciascuno.

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