Il contributo di un nostro associato storico che volentieri pubblichiamo per raccogliere osservazioni…

Da più di dieci anni ci ritroviamo periodicamente a lavorare sui temi della valutazione del sistema scolastico. In questi anni il Cgd ha realizzato, da solo e con altri, iniziative, seminari e documenti per una “cultura della valutazione” orientata a sostenere i processi di miglioramento del sistema di istruzione e valorizzare l’autonomia scolastica, sfuggendo alle trappole ideologiche della meritocrazia e della premialità promosse soprattutto dai governi di centrodestra.

L’occasione per riprendere brevemente i discorsi sulla valutazione è data dall’annuale ricorrenza delle valutazioni curate dall’Invasi, anche se trovo ormai noiosa e sconfortante la consunta contrapposizione di opinioni di esaltazione o demonizzazione, ogni anno uguali a se stesse e incapaci di aprirsi ad un progetto nuovo per la scuola italiana.

Invece, una intervista del quotidiano La Stampa alla nuova presidente dell’Invalsi, Anna Maria Ajello, mi ha incuriosito e mi ha sollecitato alcune riflessioni preoccupate.

1) La presidente dell’Invalsi, in primo luogo, afferma che i test vanno regolarmente rivisti, poiché alcune formulazioni possono essere troppo complicate; riporto testualmente: “Ho provato a leggere le domande del test di seconda elementare, in alcuni casi ho dovuto leggerle due volte prima di capire la domanda. Non è ammissibile”.

Personalmente, negli anni passati, leggendo le prove Invalsi per l’esame di terza media ho avuto la medesima reazione; però, se il giudizio è mio non conta quasi nulla, ma se lo condivide anche la presidente dell’Invalsi sicuramente ha un peso diverso.

Quindi, a proposito di questa domande-trabocchetto, la presidente aggiunge che “non si possono effettuare le prove sulla base di tranelli e furbizie. Non vanno resi più difficili i test ricorrendo a queste complicazioni”.  Per cui, “sto già incontrando gli esperti per capire come all’interno del quadro delle indicazioni nazionali si possano mettere a punto delle prove ben fatte”.

Tuttavia, se la nuova presidente dell’Invalsi è convinta di queste affermazioni, allora avremmo il diritto di sapere, come genitori di studenti e anche come cittadini, come mai finora non si è riuscito a mettere a punto “prove ben fatte”: si tratta di una carenza che va ricondotta ai ricercatori dell’Istituto, ma allora a quali altri professionisti di dovrebbe fare ricorso? oppure, sono intervenute condizioni esterne (politiche, culturali, organizzative, ecc.) che hanno reso meno efficace il lavoro dei tecnici della valutazione? O c’è stato un intervento del Maligno? E, infine, come facciamo ad essere sicuri che da oggi queste condizioni esterne diverranno più favorevoli per cui i tecnici che finora hanno prodotto “tranelli e furbizie” metteranno a punto “prove ben fatte”?

Riusciremo ad avere da qualcuno una risposta a questo genere di domande?

Questa intervista al nuovo Presidente Invalsi è stata concessa nei giorni di avvio della sessione di valutazione 2014 e posso immaginare le reazioni di quei docenti, genitori e studenti in procinto di sottoporsi alle prove. Siamo ormai abituati a vedere esponenti delle classi dirigenti che si dissociano o mettono in dubbio decisioni e prassi che ci si aspetta debbano garantire per primi essi stessi e che lo fanno precisamente proprio quando queste decisioni stanno per essere realizzate, provocando troppe volte effetti di confusa delegittimazione. Un anno fa, per esempio, il ministro dell’epoca annunciò future modifiche nelle selezioni per l’accesso all’università proprio nei giorni in cui si svolgevano le prove, con conseguenze sui ragazzi che ricordiamo ancora.

2) Tuttavia, se non vogliamo assistere rassegnati a queste abitudini delle classi dirigenti, dovremmo cercare – oltre a pretendere risposte puntuali –  di allargare il discorso e porre all’Invalsi e, soprattutto, al ministro responsabile dell’Istruzione pubblica, alcune domande in merito alla valutazione del sistema scolastico.

Per esempio:

–      La valutazione degli apprendimenti, per come è svolta dall’Invalsi, quale ruolo avrà nel sistema di valutazione complessivo? Non rischia – a dispetto delle frequenti affermazioni contrarie –  che rimanere l’unica forma di valutazione “esterna”, in assenza di ulteriori apporti che consentano di apprezzare i processi formativi, lo stato delle risorse, le ricadute del sistema di istruzione sul contesto sociale?

–      Con quali ulteriori dimensioni di processo o indicatori di risultato sarà messa in dialogo, per consentire una comprensione più precisa della capacità dell’intero sistema scolastico pubblico  (e non solo delle singole scuole) di perseguire gli obiettivi di cittadinanza?

–      Nell’ambito delle previste “autovalutazioni” delle scuole, quale funzione potranno avere i genitori?  Saremo ancora confinati nel ruolo di “clienti” o “utenti” ai quali chiedere informazioni sul gradimento della qualità erogata, quasi che ci trovassimo di fronte al pacchetto di offerte di un centro commerciale? oppure potremo provare a essere attori del progetto educativo sottostante all’offerta formativa, contribuendo magari a evitare che il processo di autovalutazione delle singole scuole confluisca nelle sabbie consuete della burocratizzazione e dell’autoreferenzialità?

–      Infine, per quale idea di scuola mettiamo in atto processi di valutazione? La nostra associazione ha imparato ad amare e difendere quella scuola pubblica che ha saputo far vivere al meglio le opportunità di comunicazione, di partecipazione, di inclusione; che è riuscita a coinvolgere ragazze e ragazzi che altrimenti sarebbero rimasti ai margini della vita sociale; che è capace di valorizzare le diversità ma anche di attirare e mettere in campo le competenze per rendere queste diversità sostenibili e produttrici di opportunità educative. E’ per questa idea di scuola  – la scuola della nostra Costituzione –  che Ministri e alti dirigenti di istituti di valutazione vogliono lavorare anche nel caso della valutazione di sistema? o, al contrario, si sta ancora pensando a modelli di valutazione rivolti ad anticipare fin dai primi anni del ciclo scolastico le logiche della selezione e dell’esclusione?

 

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