Riceviamo e e volentieri pubblichiamo un bell’articolo del CGD Trentino Alto Adige apparso sul Corriere del 12 giugno…

“C’erano una volta le scuole della Repubblica

Quando all’Assemblea costituente si cominciò a parlare di scuola, questa era declinata come bene sociale. Non un semplice servizio dato dallo Stato, bensì un bene per quella Repubblica che qualche mese prima aveva visto a fatica la luce.

A settant’anni di distanza da quei dibattiti, possiamo domandarci se esista ancora una scuola della Repubblica o se, invece, questa non sia diventata una delle tante aziende dello Stato che hanno come scopo quello di soddisfare i desideri degli elettori, a cui oramai ogni partito si piega nell’epoca in cui la sete di governo prevale su quella di idee e visioni.

Le scuole della Repubblica italiana non sono imprese che offrono servizi. Essi sono prima di tutto un’istituzione di uno Stato che ha come scopo la formazione del cittadino, seme e vita della stessa democrazia. La nostra democrazia non è un coacervo di individui che esprimono estemporanee preferenze su singole questioni, come un facile populismo plebiscitario sempre più vuol far credere. Le democrazie occidentali incorporano valori fatti di diritti e libertà che non a caso trovano la loro sede nei patti costituenti. Per queste ragioni la scuola pubblica non è neutra. Essa deve formare i giovani cittadini e i futuri elettori affinché questi comprendano non solo il valore di scienza e cultura, ma anche i pilastri di libertà, eguaglianza e solidarietà che fondano il vivere insieme. L’istruzione nella sua valenza anche educativa (si pensi alla tanto famosa quanto assente «educazione civica») è volta a garantire il «pieno sviluppo della persona umana» e così «l’effettiva partecipazione … all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Questa missione della scuola pubblica non è in contrasto con la libertà di istruzione ed educazione che la Costituzione riconosce ai genitori.

In Trentino, come altrove, si vuole una scuola à la carte, alla mercé dei desideri dei genitori ed alunni. L’offerta dell’azienda si deve adeguare alla domanda dei cittadini-consumatori. A istituti e docenti arrivano così diffide a informare e raccogliere il consenso di ogni genitore su ogni parte del programma scolastico che avesse rilievo “morale”. Si rivendica il diritto di prendere quello che si vuole, evitando ai figli di imparare l’evoluzionismo, di ricevere lezioni di educazione ambientale (cose di “sinistra”), di anatomia del corpo umano (alcune parti del corpo sono pruriginose e espongono al peccato), di ragionare sul ruolo della donna casalinga e dell’uomo capofamiglia (perché non si può mettere in discussione la famiglia tradizionale) e così via. L’educazione di genere, alla sessualità ed affettività non è che la punta di un iceberg. La scuola à la carte mina le fondamenta della Repubblica, perché abdica al compito di trasmettere i valori della Costituzione: il rispetto del prossimo, l’eguaglianza, le pari opportunità. Se a me non piacciono gli extracomunitari, gli omosessuali, i pensatori di sinistra così come di destra, ho diritto che a scuola nessuno mi contraddica.

Queste rivendicazioni prive di fondamento giuridico, in verità, sono prova non della volontà dei genitori di educare i propri figli, ma semmai della loro colpevole debolezza. Il tempo dell’educazione non è solo qualitativo, ma anche quantitativo. Abbiamo smarrito la capacità di educare, abbiamo ceduto alle nostre carriere ed egoismi. Ora temiamo chi per decenni ha colmato il vuoto che noi stessi abbiamo causato e, a conferma delle nostre incapacità, imponiamo che sia la scuola a fare ciò che a noi competerebbe. Il dialogo educativo voluto dai costituenti è caduto non per responsabilità dello Stato, ma nostra. Chi oggi ragiona di scuola, spero ragioni non in termini di consenso (informato ed elettorale), ma di quale Trentino vogliamo per il futuro.

Alexander Schuster, segretario Coordinamento genitori democratici Trentino CGD Alto Adige Südtirol

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