“La scuola che cambia il Paese”: da noi nessuna fiducia

“La scuola che cambia il Paese”: da noi nessuna fiducia

Le 32 associazioni esprimono un netto dissenso sull’ultimo passaggio parlamentare 

La fiducia posta per far passare il DDL sulla scuola evidenzia tutta la debolezza della proposta del governo e tutta la forza della protesta che il mondo della scuola ha messo in campo.

La scelta della fiducia, dopo mesi di messaggi pubblicitari sul dialogo e il confronto, è grave e irresponsabile, aumenta le distanze con il mondo dell’istruzione e il Paese, e determina una forzatura istituzionale.

Il voto parlamentare di fiducia non ha alcuna legittimazione d’urgenza in quanto le assunzioni – su cui c’era accordo – vengono in gran parte rinviate di un anno, e i provvedimenti sui temi che invece richiedono di aprire un’ampia discussione vengono applicati subito.

Le 32 associazioni che hanno condiviso l’appello “La scuola che cambia il paese” hanno proposto modifiche costruttive senza pregiudiziali, ma non vi è stato reale ascolto e l’aver scavalcato il dibattito in commissione ha impedito qualunque cambiamento condiviso.

Lo stesso governo aveva riconosciuto la necessità di ridiscutere il provvedimento insieme al mondo della scuola. Riteniamo sbagliato questo passo indietro dal momento che il maxiemendamento non valorizza le proposte della scuola.

Abbiamo discusso da subito il merito delle proposte contenute nella legge, distanti da bisogni reali del mondo dell’istruzione e dai diritti di tutti coloro che nella scuola lavorano, studiano e partecipano.

La Buona Scuola, al posto di occuparsi della lotta alle disuguaglianze, riduce le possibilità di vivere in una scuola partecipativa, limita gli spazi di una reale partecipazione, mette a rischio la libertà d’insegnamento e condiziona la libertà di apprendimento degli studenti.

Questo provvedimento apre all’istituzione di un modello di governo vecchio e autoritario nella scuola pubblica, la nostra azione quindi non può fermarsi. Proseguirà nei prossimi mesi per sostenere la validità di una scuola cooperativa e democratica, vicina alle reali problematiche educative di studenti e famiglie, in prima linea nella lotta alle diseguaglianze sociali che la crisi ha aumentato nel corso degli ultimi anni.

25 Giugno 2015

 

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