L’annuncio di un provvedimento per fissare per legge il tetto del 30% di alunni stranieri per classe e il divieto di indossare burqa e niqab a scuola rappresenta l’ennesima operazione mediatica basata su slogan ed emergenzialismo identitario. Misure di questo tipo ignorano la realtà dei dati statistici, la normativa già vigente e le necessità reali del sistema educativo.
I dati smentiscono lo slogan del tetto del 30%
- Sui circa 930 mila alunni privi di cittadinanza italiana, oltre il 65% è nato in Italia. Parliamo di centinaia di migliaia di ragazzi nati e cresciuti nel Paese, perfettamente italofoni.
- L’indicazione sulla soglia del 30% esiste già dal 2010 con la Circolare Gelmini. Inoltre, considerando solo gli studenti nati all’estero con reali difficoltà linguistiche, le classi che superano il 30% rappresentano appena lo 0,5% del totale.
Burqa e niqab a scuola: la propaganda su un fenomeno inesistente
- Tra i banchi della scuola italiana non si registra alcuna presenza significativa di studentesse con burqa o niqab: si tratta un fenomeno statisticamente irrilevante.
- Burqa e niqab (che coprono interamente il volto) non vanno confusi con il comune hijab, che lascia il viso scoperto.
Dai “maranza” al referendum sulla cittadinanza: la repressione non sostituisce i diritti
- Mentre il dibattito sul referendum sulla cittadinanza e sullo Ius Scholae chiede da tempo di riformare la legge n. 91/1992 per riconoscere diritti a chi studia e cresce in Italia, la risposta governativa si concentra su misure repressive e punitive sul voto di condotta.
- Si sceglie di criminalizzare il disagio giovanile per mascherare i continui tagli alla scuola e ai servizi sociali.
Cosa serve davvero? Investimenti ad ampio spettro e serie politiche giovanili
Il diritto all’istruzione è sancito dagli Articoli 3 e 34 della Costituzione e dall’Articolo 38 del Testo Unico sull’Immigrazione. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (sentenza G.L. contro Italia) ha stabilito che le ragioni di bilancio non possono mai giustificare il mancato supporto all’inclusione scolastica. Per affrontare seriamente il problema non servono slogan sulla pelle di bambini e adolescenti, ma una strategia integrata di interventi ad ampio spettro:
- Investimenti strutturali nella scuola pubblica: Risorse per l’edilizia scolastica, riduzione del numero di alunni per classe, estensione del tempo pieno a scuola, stabilizzazione dei docenti specializzati in italiano L2 e dei mediatori linguistico-culturali.
- Politiche giovanili diffuse e strutturate: Interventi continuativi sul territorio, potenziamento dei servizi per l’infanzia e per l’adolescenza, patti educativi di comunità per garantire pari opportunità a tutti i ragazzi, indipendentemente dalla loro origine.
Meno divieti manifesto, più risorse per la scuola pubblica.



Rispondi